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Opus - Venera la tua stella - Recensione: sangue e clichés

Il film si delinea più come una combinazione di elementi ed espedienti inflazionati piuttosto che come un vero prodotto originale

Immagina essere una giovane giornalista con l’ambizione di fare carriera e di ricevere l’opportunità che può cambiarti la vita. Ti ci butti a capofitto.

 

È proprio così che fa la protagonista Ariel Ecton (Ayo Edebiri): appena ottiene la possibilità di partecipare a un ritiro organizzato per l’uscita del nuovo album di Alfred Moretti (John Malkovich) non ci pensa due volte e si mette in viaggio alla ricerca di una storia vincente da pubblicare. 

L’occasione della sua vita, però, si trasformerà ben presto in un incubo che coinvolgerà lei e i suoi compagni d’avventura; Alfred Moretti, capo di una setta religiosa, renderà il soggiorno dei protagonisti terribilmente indimenticabile.  

 

Sono queste le premesse di Opus - Venera la tua stella, esordio alla regia di Mark Anthony Green.  

 

 

[Il trailer di Opus - Venera la tua stella]

 

 

In Opus si contrappongono i concetti di mediocre e straordinario.

 

Ariel fin dal principio ha difficoltà ad accettare il fatto di condurre una vita standard, di non avere nessun elemento di eccezionalità capace di esaltarla e di renderla un personaggio degno di nota. Vuole scrivere un libro, ma non riesce a ricavare nella sua quotidianità una storia abbastanza forte da essere letta. 

Sarà proprio questa ricerca di un personale riscatto che la porterà direttamente nel covo di Alfred Moretti, figura considerata straordinaria per eccellenza. 

 

Opus - Venera la tua stella si staglia intorno alla sua figura mitizzata dell'uomo che, con il suo appetibile carisma e le sue zone d’ombra e contraddizioni, si pone in relazione alle star della musica degli anni ’90. 

Orde di fan lo acclamano e la folla dei fedeli alla setta sembra pendere letteralmente dalle sue labbra, a tal punto da annullarsi al cospetto dell’uomo. Adorazione che si fa ossessione, credenza che si trasforma in fanatismo. 

Questo terreno, in cui l’ego è il main character, fa da sfondo al nuovo thriller psicologico, con tinte horror e splatter, distribuito da A24.

 

La casa di produzione e distribuzione statunitense ci ha sorpresi e intrattenuti sin dal 2013, rendendosi oggi quasi una certezza agli occhi di uno spettatore alla ricerca di qualità e innovazione.

Opus - Venera la tua stella potrebbe rivelarsi uno dei suoi primi veri inciampi. 

Il valore tecnico c’è, le interpretazioni convincenti non mancano, le ambientazioni sono sicuramente ricercate, ma il problema principale del film a mio avviso è la costruzione della storia, che si delinea frantumandosi.

 

Ci perdiamo in mezzo a conflitti poco articolati e a personaggi che, andando avanti con la narrazione, perdono la possibilità di una maggiore complessificazione.

 

 

[Una scena di Opus - Venera la tua stella]

 

Guardando Opus - Venera la tua stella mi è sembrato di assistere a un mash-up ben amalgamato: la giusta dose di riferimenti a The Menu, una strizzatina d’occhio a Midsommar e gli intuibili plot twist che, assomigliandosi un po’ tutti, compongono gli horror scadenti degli ultimi anni.  

 

In questa, anche elegante, accozzaglia di elementi il nuovo prodotto A24 non spicca di certo per la sua imprevedibilità. 

È un film di accenni quello di Mark Anthony Green: l’accenno all’adorazione del divo e a tutte le conseguenze che ne derivano, l’accenno al fanatismo religioso e alla setta de “I livellisti”, l’accenno a una satira sui media che avrebbe potuto svilupparsi in maniera ben più orientata rispetto ai nostri tempi. 

Con accenni e rifacimenti evidenti a prodotti già esistenti si può fare un film?

Ovviamente sì, ma il risultato è che lo stesso non supera il semplice obiettivo di intrattenere e, se vogliamo, divertire lo spettatore per poco più di un’ora e mezza. 

 

Dimentichiamoci qualcosa di nuovo, dimentichiamoci un’ondata di freschezza e originalità volte a rivitalizzare il genere.

 

L’unico elemento capace di contraddistinguere, in parte, l’opera di Anthony Green è la musica e le modalità in cui la stessa viene esaltata nel film. L’elemento musicale, perno del film ed espediente per il susseguirsi della narrazione, caratterizza il personaggio di Alfred Moretti e dona all’intero prodotto una chiave ironica. 

Durante la visione di Opus - Venera la tua stella ho avuto la sensazione, per quasi tutta la sua durata, di trovarmi davanti a qualcosa di già visto, già fatto, già discusso e il fatto di poter catalogare già dopo il primo atto il film come prevedibile e di poter immaginare il corso degli eventi, ha cancellato troppo facilmente qualsiasi tipo di stupore, suspense e sorpresa. 

 

Probabilmente questo tipo di approccio basta quando il fine ultimo del prodotto è quello di distrarre lo spettatore e concedergli qualcosa che soddisfi il lato ricreativo.

 

Ma se parliamo di A24, considerato l’alto livello a cui ci ha abituati, no: non basta. 

___ 

Opus Opus

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