Articoli

#articoli
Gregory Peck è stato una star del Cinema hollywoodiano classico che non ha bisogno di troppe presentazioni.
Se avesse seguito la strada che aveva intrapreso, ovvero completare gli studi di medicina, probabilmente avremmo avuto un ottimo medico ma ci saremmo persi un eccezionale attore.
Fin da giovanissimo Peck attirò l'attenzione per la sua recitazione molto misurata, mai sopra le righe eppure puntuale.
"Non voglio fare, se posso evitarlo, niente di mediocre. È un po' sconveniente alla mia età presentarmi come un tacchino".
In questi tempi dove sembra che anche l'intelligenza artificiale soppianti la creatività e il lavoro originale del singolo, forse è fondamentale ricordare un simile talento.
Gregory Peck era ammirato anche per la sua avvenenza fisica, anche questa in un certo, "misurata": non si tratta del classico belloccio, ma di una personalità basata più che altro sul carisma e sulla caratterizzazione dei personaggi.
Proprio per la sua virtù della "misura", Peck ha dato vita tutto sommato a uomini retti, idealisti, ma anche a personalità fragili e complesse.
[Gregory Peck in Vacanze romane con una delle sue classiche espressioni]
Il ruolo più importante dell'attore, che gli valse il Premio Oscar, è quello dell'avvocato Atticus Finch ne Il buio oltre la siepe, tratto dal romanzo di Harper Lee.
A proposito di questo ruolo Gregory Peck disse "Ci misi tutto ciò che avevo - tutti i miei sentimenti e tutto ciò che avevo imparato in 46 anni di vita, sulla vita familiare, sui padri e sui figli.
E i miei sentimenti sulla giustizia razziale, la disuguaglianza e sulle possibilità".
La storia ha come protagonista un avvocato bianco che difende un uomo afroamericano ingiustamente accusato di violenza sessuale su una donna bianca.
Il personaggio di Atticus è immerso nella difficoltà di dover fare la cosa giusta, ma avendo contro sostanzialmente un'intera società razzista.
Potrebbe sembrare logico che il merito per la riuscita di Atticus Finch come personaggio sia innanzitutto dell'autrice del libro e poi della sceneggiatura.
È vero che se un personaggio è scritto male non esiste attore bravo che tenga, tuttavia l'interpretazione di Gregory Peck fa proprio la differenza nella resa di una psicologia così difficile.
Trattandosi di Finch, recitare i suoi discorsi evitando di renderli retorici era tutt'altro che semplice.
La storia riflette anche sull'incapacità di vedere oltre le apparenze e sull'importanza dell'empatia; Gregory Peck interpreta il personaggio in modo efficace e puntuale dando vita a un esempio unico di integrità morale, ma anche di guida paterna.
Il rapporto dell'avvocato con la giustizia non è il solo a essere centrale: fondamentale nella storia è il ruolo di Atticus come padre, per gli insegnamenti che deve trasmettere ai figli (uno è anche il narratore della storia).
L'empatia, il rispetto e la tolleranza sono solo alcuni dei temi fondamentali che ruotano attorno alla sua figura.
"Non si conosce davvero una persona finché non si considera il suo punto di vista [...]. Devi cercare di metterti nei suoi panni e andarci a spasso".
[Gregory Peck è Atticus Finch ne Il buio oltre la siepe]
In Vacanze romane Gregory Peck interpreta un personaggio molto più "popolare", eppure reso bene nella sua ambiguità.
La storia è una classica fiaba: due mondi diversi, due realtà che dividono gli amanti, due persone che si innamorano ma che non possono stare insieme.
Vacanze romane è un cult che ha ispirato tante moderne rom-com, tra tutte la celeberrima Notting Hill.
Tra le due star del film sicuramente è Audrey Hepburn quella che spicca maggiormente, anche se la vera protagonista della vicenda è la città di Roma.
Se riflettiamo però sul personaggio di Joe Bradley, interpretato da Gregory Peck, non si può non notare la sua solita "misura" nella recitazione: il giornalista statunitense che si trova a Roma, squattrinato e pieno di debiti che incontra una principessa non sembra avere chissà che profondità, tuttavia la scelta finale che anima il protagonista è prima di tutto etica, oltre che sentimentale: decidere se guadagnare e mettere al primo posto sé stesso o se rispettare la persona di cui si innamora.
Soprattutto, accettare di non poterla avere.
Questa scelta si compie alla fine del film con un semplice sguardo di Gregory Peck e una camminata, il rumore dei suoi passi e l'espressione che ha fatto poco prima suggellano il triste epilogo e fanno comprendere allo spettatore le sensazioni del persoanggio.
Più che dire, fare, agire: la misura, appunto, nella recitazione.
Peck interpreta nuovamente un giornalista in Barriera invisibile, stavolta con toni più drammatici: il suo personaggio si finge ebreo per scrivere un articolo sull'antisemitismo, incarnando la figura dell'intellettuale come persona dal forte impegno civile.
Oltre a valere per Gregory Peck la candidatura come Migliore Attore Protagonista ai Premi Oscar 1948, il film gli consente di vestire ancora una volta i panni di un personaggio idealista e retto.
[Gregory Peck in Barriera invisibile]
Le figure interpretate dall'attore non sono comunque tutte perfette, anzi: sono spesso anche outsider o anti-eroi e talvolta troppo taciturni.
L'aspetto interessante delle performance di Peck consiste soprattutto nella sua capacità di rendere complessi gli uomini che porta in scena grazie a piccole cose che li caratterizzano; elementi come lo sguardo, il sopracciglio alzato - che divenne un suo tratto tipico - e il modo di camminare diventano essenziali.
A proposito di personaggi fragili e perfetti e sulla contrapposizione tra giustizia e vita personale è bene citare anche Il caso Paradine, il secondo dei due film in cui Gregory Peck è diretto da Alfred Hitchcock.
Anche qui Peck è un avvocato animato da un senso di giustizia, ma si lascia coinvolgere dai propri sentimenti per l'imputata, la classica "dark lady", e non riesce a mantenere la propria rettitudine come vorrebbe.
La redenzione avviene comunque, ma il lato "hitchcokiano" di Gregory Peck riguarda soprattutto personaggi fragili e confusi, in balia di se stessi, dove spesso sono altre donne a fare ordine, come in Io ti salverò - la sua prima esperienza con Hitchcock - dove è grazie al personaggio interpretato da Ingrid Bergman che un fragile uomo affetto da amnesia recupererà i suoi ricordi.
Nella caratterizzazione di questa fragilità anche i singoli sguardi diventano importanti.
Uomini imperfetti quindi, anche dipendenti o totalmente perduti: Gregory Peck è anche il giocatore di Fëdor Dostoevskij ne Il grande peccatore, incarnando appieno la condizione del perduto e del dipendente.
Nonostante non rientri nel filone di personaggi con elevata statura morale, ancora una volta mostra il problema della fragilità umana e della scelta: la dipendenza di Fedja è nata per ragioni nobili, per la volontà di aiutare la donna che ama, ma la cosa finisce per inglobarlo.
Diverso dagli altri suoi ruoli idealisti, Gregory Peck è anche il Capitano Achab in Moby Dick e ne racconta l'autodistruzione.
Gli outsider che l'attore porta sullo schermo sono allora non soltanto eroi che lottano per la giustizia e la verità, ma anche antieroi, confusi e smarriti.
Se con Atticus Finch l'integrità morale trova il suo principale simbolo, in generale tutta la filmografia di Gregory Peck rimane un patrimonio inestimabile grazie alle sue impeccabili performance.
Basta osservare una sua interpretazione per capire cosa significa costruire qualcosa di davvero immortale.
___
CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né soprattutto come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare ad esserlo, ma per farlo sempre meglio abbiamo bisogno anche di te!
Articoli
Articoli
Articoli