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Hommage - Recensione: il necessario coraggio di sognare

Il film di Shin Su-won è un aggraziato racconto sul mondo femminile a contatto con l'arte, i sogni e le difficoltà di chi li insegue 

Sul filo teso tra il presente e il passato e tra l'essere una donna e l'essere un'artista si snoda Hommage, film vincitore - tra gli altri premi - del Premio Cinema Donna 2024 allo Sguardi Altrove Women’s International Film Festival.

 

Kim Ji-wan è una regista di mezza età, giunta al suo terzo film in dieci anni di carriera. Delle sue opere, nessuna ha mai realmente avuto successo. 

 

Quando le viene chiesto di restaurare un film degli anni '60 Ji-wan si ritrova a confrontarsi con il proprio ruolo di donna e regista, oltre che con il passato cinematografico della propria nazione. 

 

[Il trailer internazionale di Hommage]

 

 

Hommage si apre mostrando Ji-wan in piscina durante un corso di nuoto: è più lenta dei compagni, l'istruttore deve fermarsi e spiegarle come muoversi; lei ascolta, annuisce e, tra una bracciata goffa e una goffa sgambata, arriva a fine vasca. 

 

Così come nel nuoto Ji-wan avanza a fatica anche nella vita: insegue sognante i propri progetti, eppure sembra non riuscire a muoversi nel mondo.

Guardandosi intorno vede film commerciali campioni di incassi, tornando a casa trova il marito e il figlio, disperati per la sua vita da regista, che le chiedono ciò che presumono una madre e una donna debba dare a chi ha intorno: amore, cura della casa, cibo e magari anche un po' di denaro.

Non arte.

 

In un decennio di regia, infatti, Ji-wan non è ancora riuscita a "sfondare": il figlio le dice di "fare qualcosa di divertente", le suggerisce di fare film come The Avengers

I suoi film impegnati lasciano costantemente le sale vuote e anche la sua ultima fatica creativa, Ghost Man, porta in sala non più di 10 persone. 

 

Hommage inizia subito un discorso sul Cinema, parlando di Cinema a chi ama quest'arte e i luoghi a essa deputati: forse con un pizzico di orgoglio, certamente con un po' di rassegnato malincuore, quasi chiunque almeno una volta ha provato l'esperienza di andare a vedere sul grande schermo quel film di quel/quella regista, quello un po' meno noto degli altri, forse un po' meno commerciale. 

 

Chiunque avrà osservato, attonito, il grande spazio attorno a sé della sala semivuota. 

 

 

[Hommage: la sala del cinema in cui la protagonista e la sua assistente vedono proiettato Ghost Man assieme a pochi altri spettatori]

 

 

Il vero viaggio di Kim Ji-wan comincia quando le viene proposto di restaurare A woman Judge, un film di Hong Jae-won (evidente richiamo a Hong Eun-won, tra le prime registe nella Storia della Corea) che racconta la tragica storia della vita e l'omicidio del primo giudice donna in Corea: dal film mancano alcune scene, ai tempi censurate, e viene richiesto di doppiare nuovamente le parti rovinate. 

 

Durante questo viaggio di ricerca Ji-wan inizia, da un lato, a rispecchiarsi nella storia stessa del film che deve restaurare - soprattutto nella sua protagonista, una donna che svolge il proprio lavoro confrontandosi con una società patriarcale che la vorrebbe solo come madre e moglie - dall'altro si fa specchio lei stessa tanto dell'universalità femminile quanto della storia cinematografica del proprio paese, giungendo a una sovrapposizione sia tra sé e la regista ormai defunta, sia tra il proprio corpo ormai non più giovane e un po' malato e un'arte, quella cinematografica, che sembra rifiutare chi più la ama, gratificando invece sempre più opere commerciali dal valore artistico del tutto relativo. 

Non è una lotta aspra, non ci sono colpi violenti: Hommage è un film che, più che correre, slitta tra i silenzi, i pacati dialoghi, gli incontri con gli anziani uomini e donne figli del passato della propria nazione, tra la ricerca di Ji-wan, la sua vita famigliare e gli ostacoli tra sé e la realizzazione del proprio ruolo nel mondo.  

 

Tra un'oscillazione e l'altra si scorge sullo sfondo di Hommage una trama più grande, una sorta di leitmotiv che narra la bellezza delle fragilità: viene colto l'urlo silente di una lotta, tra la sorridente forza interiore da un lato e dall'altro un dolore, un desiderio di rinuncia che non vengono gridati, ma pulsano costantemente di scena in scena. 

 

 

[Lee Jeung-Eun in una scena di Hommage]

 

 

Donando se stessa all'arte e identificandosi sempre più con la regista ormai defunta, Ji-wan finisce col conoscere personaggi come l'ex editor di Jae-won, un'anziana signora dalle gambe doloranti per via degli anni passati in posizione accovacciata, il proprietario di un café in cui gli artisti si ritrovavano ogni giorno e il gestore di un cinema ormai fatiscente e prossimo alla demolizione.

 

C'è questo passato apparentemente immobile in Hommage, qualcosa che nulla sembra potere contro l'avanzare del tempo eppure - anche se Ji-wan sembra muoversi tra le acque della propria ricerca come tra quelle della piscina comunale - allo stesso tempo c'è una speranza: la regista continua a credere in ciò che fa, sacrificandosi all'arte in quanto tale, alla convinzione profonda che il mondo abbia bisogno di questo ennesimo gesto di altruismo, le proprie certezze e il proprio tempo. 

Il restauro che le viene richiesto non è ben retribuito, viene fatto quasi a titolo gratuito eppure si capisce come sia più che importante, come sia in qualche modo necessario.

 

L'importanza di restituire al mondo questo film va oltre il desiderio della regista di svolgere il proprio lavoro, diventa il tramite di un messaggio più grande: al mondo servono ancora voci come quella di Jae-won (e quindi, di riflesso, anche come quella di Ji-wan). 

 

 [Jae w

[Hommage: Aeng-ran Eom all'interno del "film nel film" A woman judge]

 

L'Hommage di Shin Su-won finisce quindi per includere non solo il Cinema, ma anche chiunque creda in esso e gli artisti che lo rendono possibile. 

 

Si tratta di un omaggio a chiunque abbia il coraggio di inseguire ciò in cui crede, a chiunque conosca l'incessante difficoltà di emanciparsi e soprattutto alle donne, che tanto oggi quanto nello scorso secolo sembrano dover affrontare le stesse identiche sfide (e ci si chiede se davvero allora le cose cambino, se davvero migliorino col passare degli anni). 

In Hommage troviamo una celebrazione dolce-amara dello statuto della Settima Arte, che non nega la malinconia consapevole riguardo al destino sempre più incerto di quest'arte stessa; una storia la cui bellezza è fragile, come i corpi femminili malati, rovinati o addirittura privati di vita che rappresenta, ma anche in grado di resistere, sopportare e infine rinascere. 

 

Muovendosi con delicatezza tra la fragilità e la forza stessa di cui narra, Hommage si fa conferma di come valga sempre la pena di portare un po' di arte e bellezza nel mondo.

 

[a cura di Edoardo Rodolfi]

 

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